Il cervo sedeva sotto l’albero, in un piacevole pomeriggio autunnale nell’ora in cui la luce tinge l’aria di celeste, prima che faccia buio. Era chiaro che si fosse accorto di me… o forse no? Ma, a un certo punto, si è alzato, mostrando tutta la sua imponenza. Ha iniziato a camminare piano nella mia direzione, circospetto, fermandosi ogni tanto per valutare se io non fossi un pericolo. Io con il fiato sospeso, non mi muovevo di un centimetro. Lui, col portamento sempre fiero, il muso alto, ma lo sguardo così tenero ai miei occhi, avanzava. Fermandosi, appoggiava una zampa posteriore su un lato, come chi si para a braccia conserte spostando il peso su un fianco, a interrogarti con lo sguardo. Mi è sembrato proprio così, che venisse a controllare chi occupava il suo territorio, a chiedere ma tu chi sei? Come sarebbe stato bello potergli dire che non mi doveva temere… Il tempo di lasciarmi fare degli scatti e poi, tranquillo come si era avvicinato, se ne è andato e l’ho amato ancora di più, l’ho amato tantissimo…

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