Che la Val Maira abbia per me qualcosa di speciale, me lo ripeto ormai da quindici anni. La giornata di ieri aggiunge un nuovo mattoncino al castello fatato dove corro a rifugiarmi appena posso, anche solo col pensiero, quando mi trovo lontana. E di fiabesco c’è molto, se ripenso alle emozioni vissute nel mezzo di una strana giornata di primavera dove l’inverno è rientrato in scena, nonostante nella scorsa stagione non abbia fatto il suo lavoro come si deve.

Risalgo verso l’alta valle, fino al luogo che ha visto nascere il mio amore per lei, accompagno il marito che, di pari passo con il magro inverno, ha poltrito tutti gli ultimi mesi e ora pretende un’ultima chance sui candidi pendii dove vorrebbe lasciare la firma dei suoi sci… ci separiamo subito, lui alla ricerca del suo canale di neve, io alla ricerca di animali da fotografare. Mi mancano le marmotte, i loro fischi, le loro buffe corse, e qui non manca l’occasione per il primo incontro con loro dopo il letargo. La giornata non promette gran che, il cielo velato e la luce grigiastra sono di scarso stimolo per la mia fantasia, ma desiderosa di provare il nuovo obiettivo scatto foto a raffica alla stessa marmotta ferma da tempo e continuo così con tutte le marmotte che incontro e fanno capolino dalle loro tane mostrando una, due, tre testoline. Non troppo intimorite dalla presenza umana, fanno sempre sorridere e danno una gran soddisfazione. Proseguo il mio cammino come sempre con molta lentezza, soffermandomi su tanti dettagli e sicuramente la cosa più particolare oggi è che… sono completamente sola! La percezione di solitudine è amplificata dal fatto che siamo stati gli unici a salire in quota oggi fino a questo momento, viste le previsioni e il cielo che minaccia ancora neve. Difatti, raggiunta una baita, mi chiedo se proseguire verso il colle che mi ero posta come meta, dove il sentiero è tutto ricoperto di neve, oppure ritornare sui miei passi e immedesimarmi nelle pigre marmotte, bramose di un caldo raggio di sole che oggi non ne vuole sapere di arrivare. Mentre mi interrogo sul da farsi, il cielo si scurisce e l’aria si fa ancora più fredda per il vento che si è alzato. Inizia a fioccare. Nevica! Dopo la notte scorsa, che ci ha riservato un bianco risveglio, nevica ancora… i piccoli fiocchi gelati, le nuvole basse e la nebbia mi fanno sentire ancora più isolata dal mondo! Ma io resto al riparo del portichetto della baita, pensando che anche Alessandro con queste condizioni tornerà indietro. Mi sento ben poco indomita, ma ad un tratto scrutando il cielo intorno a me, noto un volo di rapaci e lo seguo con lo sguardo, chissà mai che, con tutte le marmotte che ci sono in giro, io non veda in diretta una scena di attacco… un uccello, poi due… sorvolano un’elevazione distante da me, forse stanno per scendere in picchiata e mi preparo al momento clou, anche se sono piuttosto lontani e faccio fatica a vedere, anche a causa del turbinio dei fiocchi di neve! Ma noto un quadrupede vicino a loro, c’è del movimento interessante! Cosa sarà mai? Forse uno stambecco? Non starebbe certo lì a farsi fare la corte da certi artigli! Magari un lupo! Agitatissima, sollevo la macchina fotografica e, zoom al massimo, faccio qualche scatto. Non capisco nulla a occhio nudo, mi riparo dietro al muro della baita e guardo le immagini, zoomando ulteriormente l’anteprima della foto: sono aquile!!! Sono tre aquile, di cui almeno una sembra un esemplare giovane per le parti del piumaggio ancora bianco. Ma chi c’è con loro? Niente lupo, purtroppo, ma una volpe! Mi sento una reporter di National Geographic mancata! Sono troppo distanti per fare delle foto decenti, e il meteo è avverso. Ho anche perso una parte della scena per ripararmi a guardare le foto, ma tanto mi basta per esaltarmi di quel poco a cui ho potuto assistere. Imbraccio nuovamente la macchina fotografica e mi riaffaccio per fare altre foto, nel caso il curioso gruppetto sia ancora lì, ma accade una cosa sensazionale… non appena mi sporgo dal muro, una volpe mi arriva rapidamente dai piedi! E’ stato tutto talmente veloce che non ho neppure avuto il tempo di stupirmi! E’ sicuramente quella che poco fa bisticciava con le aquile. Una sagoma di morbido pelo fulvo che all’improvviso appare e si avvicina trotterellando, mentre io penso da una parte che un incontro così non mi è mai capitato e forse non mi capiterà mai più… dall’altra che la volpe è troppo vicina perchè io con quell’obiettivo possa scattarle una foto! Incredibile vero? Più vicina di così non si può, mi annusa e mi studia attentamente. Volpina vai più distante che non ti posso fotografare! Ma lei, furba come una… beh, quello che è, punta decisa al mio zaino, il suo musetto lo colpisce, se potesse tirerebbe la cerniera anteriore, ne sono certa (nella tasca, solo una fetta biscottata e due datteri), anzi vista la sua palese esperienza di turisti non mi stupirei se lo facesse, così spavaldamente, davanti ai miei occhi! Non ho niente da darti, e poi dicono che non si fa… (“Chiedilo alla volpe!” ardirà commentare poi il marito “se non vuole niente da mangiare…”). Mentre frugo nelle tasche per estrarre il cellulare prima che sparisca, visto che non sono un soggetto molto interessante, sicuramente non come lei lo è per me, mi mordicchia il bordo dei pantaloni, spero che non decida di assaggiare anche la mia caviglia… le dico dolcemente “no! Non si mordono i pantaloooni”, lei si scosta e scruta lo zaino semiaperto, da dove spunta il mio berretto di peluche bianco e, approfittando della mia distrazione per farle la foto con il cellulare finalmente nelle mie mani, me lo ruba e con uno scatto si nasconde dietro alla colonnina della grangia scomparendo per un breve attimo dalla mia vista “Nooo! Il mio berretto no! E’ della Montura, mollalo subito! Che costa!”, ma la volpe che ne sa, deve prima capire se quel peluche sia un piatto prelibato di cui servirsi! Segue una scena buffa dove io e la volpe ci contendiamo il mio berretto, vorrei riprendermelo, ma non vorrei mi mordesse pensando che le sto sottraendo il suo cibo! Alla fine vinco io. Stufa di perdere tempo con me, se ne va! No, Volpina, torna per una foto! Poco dopo torna, per poi mostrarmi fiera che non ha bisogno di me, che lei sa cacciare, la vedo partire di corsa verso qualche marmotta che subito lancia il suo grido di allarme alle altre! C’è agitazione nell’aria… prima le aquile, poi la volpe che mi assaggia i pantaloni e il berretto, poi la caccia alle marmotte… ma, in tutto questo trambusto, non posso fare a meno di notare quanto la corsa della volpe non le riesca a garantire il successo nel procacciarsi il cibo… è piuttosto lenta, magari è vecchiotta… poco dopo la vedo tornare, questa volta distante da me, si ferma sul ciglio del sentiero, e sta seduta a guardare in giù. Starà puntando le marmotte? Non so, sembra più in attesa che una marmotta le finisca direttamente in bocca di sua volontà! Mi si stringe il cuore. Penso: cosa ci faceva prima con le aquile? Avrà voluto elemosinare il loro cibo? Avrà voluto attaccarle? O forse sono loro che, approfittando della sua vecchiaia o debolezza, avranno provato a predarla? La prima idea era quella a cui davo più credito. Fallito con le aquile, fallito con me e con le marmotte, resta sul ciglio del sentiero, sul crinale, nel vento e nella neve con lo sguardo perso nel vuoto, gli occhietti socchiusi. In quel momento mi chiama Alessandro che come previsto sta tornando indietro e distratta dal telefono, appena rialzo gli occhi lei non c’è più.

Mi sento sola davvero, ora.

Aspetto solo un attimo e poi mi incammino sulla strada del ritorno, per ricongiungermi col marito e per cercare altri animali nella speranza di un’apertura del cielo…

Cammino lenta e guardandomi intorno. Delle aquile non c’è più traccia da un bel pezzo, nessun altro animale, la volpe è sparita chissà dove, ma sono certa che non è molto distante. “Volpina, Volpinaaa” chiamo dolcemente. Ma Volpina non torna. Perchè la natura nel rivelarci il suo incanto e i suoi misteri ci deve ricordare che per quanto meravigliosa, non è di nostra proprietà. Anche se io Volpina me la sarei portata a casa, abbracciandola e proteggendola sotto la giacca. Continuo a scendere volgendo ogni tanto lo sguardo indietro, ma sul mio sentiero niente più Volpina, solo marmottone. Buffe, ciccione, nonostante la loro stagione sia iniziata da poco. Vorrei avvisarle che gira la volpe, ma ci ripenso, perchè in realtà spero che Volpina riesca ad afferrarne una. Il suo pensiero rimarrà sempre con me. Fra l’altro da piccola, insieme al lupo, è sempre stata tra i miei animali preferiti nonché amica immaginaria per un certo periodo, suggestionata dalla volpe Curu del romanzo “La pietra del vecchio pescatore”.

Poco più in basso, uscita dalla favola della volpe, mi aspetta una specie di Eden: fra i primi raggi di sole della giornata, camosci, stambecchi e marmotte pascolano in sintonia tra i prati verdi, poco prima era tutto grigio e l’erba era ancora bruciata dal gelo invernale e subito dopo mi ritrovo tra stambecchi che placidamente si aggirano tra i fiorellini, mentre le marmotte, per non smentire la loro goffaggine, ne sono un po’ turbate e un po’ incuriosite.

Mi siedo per un po’ su un sasso ad ammirare questo brulichio di vita, Volpina è rimasta lassù dove, proprio come se fossi uscita da un altro regno, ho lasciato anche la tormenta primaverile, il vento, le nuvole e i fiocchi di neve a volteggiare, da soli, nell’aria indecisa di questa giornata di maggio.

Please follow and like us:
Facebook
Facebook
Instagram
Pinterest
Follow by Email
TWITTER

0 Comments

Leave a Comment