Impara l’arte e mettila da parte… un proverbio su cui riflettere, specialmente in un’epoca che ci offre i più disparati oggetti, spesso per pochi spiccioli, venuti da chissà dove e costruiti da chissà chi. Un’epoca in cui stiamo sempre più dimenticando come usare le nostre mani, persino per scrivere, ma sono gli strumenti più importanti di cui siamo stati dotati.

L’arte di intrecciare cesti ha origini molto lontane nel tempo, poichè l’uomo ha da sempre avuto la necessità di ricavare dalla natura gli oggetti d’uso quotidiano. Fino all’era dei nostri nonni e bisnonni era consuetudine costruire tutto in autonomia, dalle case ai mobili, dai mezzi di trasporto agli utensili per lavorare… nelle piccole comunità rurali tutto veniva costruito dagli abitanti dei paesi, dandosi una mano, richiedendo l’intervento dei più esperti, scambiando beni e acquistando solamente quello che non era possibile ottenere dalle risorse del proprio territorio.

I tempi sono cambiati, ma visto che ogni cosa è ciclica, molte persone hanno iniziato a sentire il bisogno di tornare a contatto con la natura, con le cose semplici e piano piano stanno modificando le loro abitudini. Il lascito di generazioni che hanno patito la fame e provato sulla propria pelle le privazioni e il tormento delle guerre, ci ha fatto nascere e crescere in una situazione di eccessivo e spropositato benessere e ora, raggiunta una modernità che alla velocità della luce ci impone continui aggiornamenti per stare al suo passo, ci siamo stufati e avvertiamo la necessità di un ritorno al passato, a una quiete che non riusciamo più a trovare in questo supersonico XXI secolo.

Poco tempo fa ho partecipato a un corso di cesteria presso l’agriturismo Lou Bià in Val Maira, nel comune di Marmora (CN).

Era da tempo che volevo mettermi alla prova con forme di artigianato legate al passato, quando per i nostri avi le attività manuali erano imprescindibili, mentre oggi possono essere considerate un passatempo, un’attività artistica, un modo per sviluppare le nostre capacità ritrovando delle conoscenze che, altrimenti, finirebbero perse irrimediabilmente.

In due giorni ho imparato a costruire due modelli di cestino, intrecciati con il salice e in parte con la vitalba. Ci pensate, la vitalba, una pianta infestante che ha invaso terreni incolti da anni, sottolineando l’abbandono di borghi e campagne… Ne ho fatto montagne di quelle liane tenaci, quando con Alessandro avevamo deciso di recuperare un terreno che neppure più si vedeva, tanto era fitto di vegetazione. Così ho scoperto che questa pianta può essere usata nella produzione di cesti.

Con le mani impegnate a maneggiare questi materiali offerti dalla natura, ho imparato anche che bisogna essere veloci perchè non si secchino troppo, ma nel contempo occorre calma e pazienza, accettando anche qualche rottura che ti obbliga a tornare indietro e rifare una parte del lavoro per correggerlo. Nulla è scontato e facile, credo che questo aiuti però, oltre a incrementare le nostre capacità, a sviluppare certe parti del cervello un po’ dormienti, aprendo la nostra mente e stuzzicando l’ingegno.

Avevo già avuto la fortuna di partecipare a un altro tipo di corso (in futuro parlerò anche di quello), più complesso e impegnativo, e posso garantire che vedere all’opera Sergio e imparare da lui è un’esperienza edificante, non mi viene altro termine per descriverla, perchè mette nella vostra vita un mattoncino in più di conoscenza, di abilità e di idee per provare in futuro, con la vostra fantasia, a mettere in pratica le nozioni apprese.

Non so se ho suscitato la vostra curiosità ma, anche se non voleste intraprendere la “carriera da cestai”, passereste sicuramente delle piacevoli ore in compagnia in un contesto genuino, e immaginate la soddisfazione di portare a casa un cestino costruito solo con le vostre manine, sotto la sapiente guida di un abile e paziente maestro!

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