Son tornata, San Pellegrino! Quest’anno non potevo mancare, è una circostanza veramente speciale.

I rintocchi della campana richiamano fedeli, villeggianti e qualche turista di passaggio, da sempre ogni anno, la domenica dopo ferragosto. Mamma è venuta al mondo nella casa a fianco alla chiesetta, quante volte avrà sentito suonare la piccola campana, accompagnata dal cigolio della corda che solo noi potevamo sentire, il giardino all’ombra del minuscolo campanile. Ogni estate noi bambini sgambettavamo al suo richiamo verso il piccolo piazzale gremito di gente, un’occasione per rivedere e salutare persone che accorrevano dai paesi vicini. Molti volti non ci sono più, ma l’accoglienza è ugualmente calorosa, tra vecchi e nuovi amici. Ci troviamo in una piccolissima località di origine rurale, aggrappata ai monti di fronte al mare, la cui sussistenza era basata sulla produzione dell’olio di oliva e, in qualche casa, la manifattura di tipici velluti. Il rumore dei telai, qualcuno lo ricorda ancora, risuonava ritmico nel silenzio della campagna. Tra molti uliveti ormai incolti c’è chi, con passione e sacrifici, si è preso cura dell’eredità ricevuta dalle mani degli anziani, l’oro liquido di questa valle, e ne ha fatto il proprio lavoro. Diverse case sono riservate alle vacanze, ma oggi tra chi resta, chi arrivando qui ha deciso di fermarsi e chi è tornato alla ricerca delle proprie radici… si contano circa venti abitanti!

Ed eccoci davanti alla cappella settecentesca per la consueta messa, la processione con la statua del Santo e a seguire una cena autogestita sulla piazzetta, alla quale ognuno contribuisce portando bibite e pietanze preparate in casa, una portata più gustosa dell’altra! La tradizione vuole che non manchino le melanzane ripiene, rigorosamente piccole e rotonde!

San Pellegrino, mi hai visto bambina, poi ragazza, oggi una donna un po’ più forte di un tempo. La tua storia viene raccontata durante la funzione, è buffo scoprire che ti chiamano anche Pellegrino delle Alpi, visto che proprio nelle Alpi molti anni fa ha preso dimora il mio cuore. Da tempo ormai vago anche io, irrequieta, tra i monti e il mare.

È stata proprio una bella festa, forse la più bella di sempre. Entrare a far parte di una piccola comunità prospetta progettualità e condivisione, strada facendo scopriremo vantaggi e svantaggi, ma occorre anche accettare qualche rischio: come quello di iniziare ad accomiatarsi per la buonanotte e trovarsi dopo quaranta minuti a terminare i saluti in una piazzetta lunga neppure dieci metri! Ci corichiamo, il chiacchiericcio davanti alla chiesa si affievolisce man mano che prendiamo sonno, un’arietta fresca entra dalla finestra, buonanotte piccola Cerisola.


San Pellegrino, portato in processione, con la mano tesa sembra indicare la via al margine del bosco. Sotto, la crostata dedicata alla festa, preparata con farina bianca mista a farina d’orzo macinata in casa a pietra, marmellata di lamponi, marmellata casereccia di prugne e fette di pesca bianca. È stato senz’altro più lungo descriverla che farla sparire dal vassoio 🙂

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