Stamane ero in festa, mi ha svegliato il vento, che dispettoso ha spinto a terra il bucato, ma ne ero grata perché alzandomi presto ho goduto dei colori dell’alba, un mare di argento, le prime case baciate in fronte dal sole, il volo lontano di due gabbiani, piccoli puntini bianchi inseguiti dai raggi nel cielo terso. Mi sono avvolta in un maglione e ho sorriso davanti a una giornata eccezionale. Il paesino si è svegliato senza troppo clamore e il buon Domenico ha spento le lucine di Natale, che la sera va a riaccendere per rallegrare la piccola chiesetta. Tale era il silenzio, che i miei passi sul selciato riempivano da soli la valle, scandendo il tempo di una giornata da far fruttare ogni suo singolo minuto. Fatte le commissioni e tornata a casa, ho messo su l’acqua per la pasta, un po’ di cipolla a soffriggere in padella, pochi funghi secchi, il passato di pomodoro. Come sempre cucino a sentimento. Alessandro lavorava sodo, l’aria si era riscaldata tanto che pareva già primavera.
“Portami del rosmarino”, gli ho chiesto per profumare il sugo; a breve era pronto il pranzo e la sua pancia già brontolava reclamando nuove energie. Come per magia, l’aroma di quel rametto appena raccolto mi ha tuffato nella consapevolezza di quel momento così normale eppure straordinario. Essere a casa, prendersene cura, collaborare, interagire, stare in famiglia. Una genuina quotidianità a cui non siamo abituati, spesso lontani dal calore del nostro nido e dagli affetti, esiliati dietro uno schermo e assenti con la mente, ci disperdiamo alle prime luci del giorno e ci ritroviamo stanchi la sera, tante cose da dire, tante cose da fare, ma manca sempre il tempo per comunicare.
Abbiamo uno smisurato bisogno di lentezza, di una giornata qualunque, di tempo per noi stessi! Abbiamo bisogno di un piatto di pasta che porta subito allegria, di condividere il pranzo con chi si ama. Questo pensavo, mentre giravo distratta il cucchiaio di legno, nella casa dove siamo venuti a vivere da pochi mesi, fuggendo da una città per noi sempre più opprimente. Prima di scartarlo, ho portato alla bocca il rosmarino intriso di sugo, chiudendo gli occhi mentre lasciavo che tutti i gusti si diffondessero nel palato, sprigionando il sapore di un po’ di libertà, di una giornata semplice e autentica come ce ne sono poche. E sono uscita trionfante con la pasta fumante tra le mani, mentre mi illudevo, per un breve attimo, di essere riuscita a trattenere il tempo. (Zoagli, 10 dicembre 2019)

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