Ovvero quando l’amore può salvarti la vita.

Nulla può fermare l’amore, neppure la morte, neppure la guerra. Era il Dicembre 1943, nell’aria aleggiava la paura dei bombardamenti aerei, che avevano già devastato alcuni paesi della Liguria, con l’obiettivo di colpire i ponti ferroviari. Era da poco passato il Natale e, nonostante il clima di tensione, la popolazione aveva festeggiato seguendo le tradizioni.

Margherita viveva con i suoi genitori e suo fratello Eugenio nel borgo marinaro di Zoagli. I suoi fratelli erano tessitori mentre lei si occupava dei lavori domestici per sollevare da molte incombenze i componenti della sua famiglia che lavoravano nella fabbrica di velluti. Era abitudine di Margherita e suo fratello Eugenio vedersi a casa per pranzo e poi fare un riposino, prima di tornare ognuno alle proprie mansioni. Ma quel giorno, Margherita aveva sbrigato le faccende con particolare solerzia, con una luce diversa nei suoi occhi azzurri, poi aveva velocemente rigovernato dopo il pranzo, per prepararsi ad uscire. Tramite amici in comune aveva da poco conosciuto il suo Giuseppe, detto Pino, e si erano dati il loro primo appuntamento a Rapallo, per andargli incontro lungo la strada, giacché lui veniva da Genova. Dovendo percorrere circa sei chilometri a piedi e poiché era sconveniente lasciare andare una ragazza in giro da sola, sarebbe stata accompagnata da una donna, detta “la pedona”: una signora tuttofare che lavorava per molte famiglie del posto, specialmente per portare da una famiglia all’altra merci varie da barattare, percorrendo anche molti chilometri a piedi.

Margherita era emozionata, come qualunque donna al suo primo appuntamento, ma come dovevano essere amplificate le emozioni a quell’epoca, accompagnate dal dubbio e dalla lontananza! Stabiliti un luogo e un’ora, era quella l’unica possibilità per incontrarsi, senza un telefonino per comunicare ogni minimo spostamento “sono qui, sto arrivando”, ogni singolo minuto di ritardo!

Lei e la pedona, indossati gli abiti buoni, partirono di buon passo nell’aria fresca alla volta di Rapallo. Le ore passate insieme a Pino furono liete ma, purtroppo, quella giornata che aveva così rasserenato i loro cuori si trasformò presto in un’immane tragedia che mai avrebbero potuto dimenticare.

A Zoagli, il frastuono degli aerei in avvicinamento e provenienti dal mare strinse all’improvviso il petto in una morsa di angoscia, via via sempre più pressante; da Cerisola, sulle alture, gli abitanti li videro bene arrivare e presto sganciare sul paese il loro messaggio di morte. Subito non capirono: credevano che gli aerei lanciassero dei manifesti di propaganda, ma l’immediato scenario che si parò davanti ai loro occhi pieni di terrore congelò in un istante ogni loro pensiero. Boati, seguiti da colonne di fumo e nuvole di polvere che si alzavano in cielo facendo scomparire il paese, che di fatto era ridotto a un enorme cumulo di macerie e case sventrate. L’obiettivo era stato centrato e i bimotori degli Alleati, spietati come erano arrivati, sparirono disperdendo il loro rombo crudele dietro le cime dei monti, lasciandosi dietro per un attimo un silenzio spettrale. Raccontano, gli abitanti di Cerisola, che da lassù poterono udire le grida della gente di Zoagli, urla disperate e raggelanti che risalivano la valle recando tutto l’orrore di quanto era appena accaduto.

A Rapallo era giunto solo un vago rumore che non aveva destato sospetti nei due giovani e la pedona. Dopo essersi salutati con la promessa di rivedersi presto, Margherita e la donna ripartirono per tornare a casa ma… una volta arrivati a Zoagli, Margherita scoprì che la sua casa non esisteva più. Col cuore in gola, corsero a rotta di collo giù per la discesa, Margherita cercò ciò che restava della sua casa, i suoi parenti erano già sul posto e gridavano il nome di Eugenio, scavando tra i detriti con le mani. Persone piene di polvere si aggiravano in lacrime tra le macerie a cercare i propri cari, si chiamavano, si cercavano disperatamente. Una donna giaceva a terra, ma intatta, accasciata al bordo della strada, era morta d’infarto.

Eugenio, quel giorno, era a casa per il consueto riposino. Senza Margherita. Lo ritrovarono dopo una settimana, il corpo ben conservato per via della calce che lo aveva ricoperto. Margherita, consapevole della scelta che il destino aveva fatto per lei e devastata dalla tragica perdita del fratello e della sua casa, si ammalò di itterizia. La malattia dovette passare da sola col tempo, perché non c’erano medici per curarla. Erano tutti sfollati. Zoagli, il bel borgo di pescatori e tessitori, che aveva da poco acquisito anche la fama di località turistica, era stato irrimediabilmente distrutto. Margherita e Pino in seguito si sposarono a Semorile e andarono ad abitare a Genova. Qualche anno dopo, la loro vita venne allietata dalla nascita della prima figlia. La chiamarono Eugenia.

Ringrazio Lino Moscatelli per la concessione delle foto storiche ed Eugenia e Silvana per la storia della loro famiglia. Bibliografia: “Zoagli 27 dicembre 1943” di Giorgio Getto Viarengo.

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