Abbandonate per un attimo le ultime fatiche sulle Alpi, dopo un’ordinaria settimana di lavoro in ufficio abbiamo pensato bene di finire di stancarci un po’ al mare. Non so dire per quanti anni, forse settanta, ottanta, queste fasce sono rimaste incolte. Mio nonno, io non l’ho mai conosciuto, è stato l’ultimo a prendersene cura. Raccoglieva le olive per fare l’olio, è lì che conobbe mia nonna, venuta dalla Val Trebbia per il lavoro stagionale. Ma poi, forse per offrire più certezze alla famiglia, iniziò a navigare. E l’abbandono ebbe inizio. Quanto han fatto sospirare la mia mamma questi terreni, sempre desiderosa di tenerli in ordine, di poterli far fruttare. Ma, da sola, non poté fare altro che osservare i rovi ogni anno più alti, i muri a secco venire giù. A malincuore dovette vendere qualcosa, per tenere in piedi almeno la casa dove era nata e farla arrivare dignitosamente nelle nostre mani. Lei non c’è più. Ma oggi, tenendo fede a una tacita promessa di qualche anno fa, cerchiamo di strappare ciò che è rimasto al bosco che vi è cresciuto sopra. Tra i voli di pettirossi e di merli che ci fanno compagnia, siamo pronti a prendere schiaffi dai rovi, armati fino ai denti di decespugliatori, seghetti, forbicioni e motoseghe, sembriamo dei ruspanti Robocop, anzi sarebbe meglio dire dei Rovocop! Ma a fine giornata, nonostante il tanto lavoro ancora da fare, resta addosso una stanchezza sana, proprio come dopo le nostre gite in montagna, anche se, a una fatica maggiore corrisponde senz’altro una più appagante soddisfazione! E il Sogno di Scinty è solo iniziato… (Zoagli, 11 gennaio 2020).

2000 metri quadri di terreno non sono tantissimi… ma quando ex uliveti sono diventati una giungla impenetrabile, non devi farti sopraffare dallo sconforto! Per fortuna, terminato il lavoro, la pace della sera e del tramonto ti ripagano sempre…

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