Zia Maria era una donnina di bassa statura, ma dal portamento fiero. Classe 1907. Era nata a Zoagli, sulle alture, in quella terra difficile che ho ereditato, nella casa dove ho scelto di vivere. Avevo 16 anni quando è morta, la mia prima perdita importante. Non rideva mai, indossava l’abito austero di chi ha passato due guerre e lo sguardo amaro di un’esistenza condita di delusioni e tanti sacrifici. Gli occhi sempre malinconici, trasparenti come cocci di bottiglia, tra il grigio e il celeste come un cielo che non sa che tempo fare. Le sue foto da giovane mostrano un viso carnoso e un’espressione dolce, ma la vecchina che ho conosciuto era smunta, le mani arricciate dall’artrite e la bocca buffamente rivolta all’ingiù, manifesto del suo proclamato pessimismo. Desiderava solo che mio fratello ed io fossimo obbedienti alla mamma, che portava sulle spalle il pesante fardello dell’abbandono e della separazione, che per tutta la vita lei ha tentato di sorreggere per alleviarla. Ci teneva particolarmente a saperci diligenti a scuola. Le sue origini contadine non le permisero di studiare, ma era curiosa, sensibile e intelligente, forse per questo così benvoluta dalla famiglia dei “Signori” a cui prestava servizio a Genova. Molte foto la ritraggono nei giardini delle ville dove lavorava, talvolta in compagnia di cani di razza o splendidi cavalli bianchi nella neve, stretta nel suo severo cappottino scuro. Quante storie mi raccontava, ora offuscate e confuse per il passare degli anni, quante cose vorrei ancora sentirmi dire! Provo un senso di smarrimento per non aver tenuto traccia di quanto mi hanno trasmesso lei e la mamma, per non aver scritto, non aver registrato! Lei però, aveva una marcia in più: i suoi social, le sue condivisioni, i suoi like e i suoi tag. Eh già! Quando è mancata, mamma ed io abbiamo passato ore nel suo appartamento a rovistare tra pile di album pieni di ritagli di giornale e scatole con foto di famiglia o matrimoni e comunioni di chissà chi! Un appartamento buio, modesto, dove aveva ammucchiato ogni genere di ricordi. Talvolta era comica, non scorderò mai quando, riordinando la mia cameretta mi disse, mentre mi accingevo a buttare via uno stuzzicadenti: “Tienilo, può sempre servire”. Può sempre servire… ecco da chi devo aver preso, retaggio di un passato fatto di carestie e risparmi. Nel suo mondo di ritagli, erano raccolti gli articoli che aveva letto volentieri o quelli per lei più significativi, come quello dedicato al “vuoto di ferragosto”, con la foto di un cane seduto in mezzo alla strada in pieno centro città, scritto nel giorno esatto in cui sono nata io. A malincuore, ci toccò fare una drastica pulizia, facendo scomparire quasi tutto ciò che aveva fatto parte di quel passato che era stata così brava ad analizzare, tenendone accuratamente traccia. Ma quell’articolo l’ho conservato, insieme a pochi altri. Ci voleva bene, Maria, e dietro i suoi continui rimbrotti voleva dirci in realtà quanto fossimo importanti. Se le sue condivisioni in un social immaginario sono raffigurate da tutti i like agli articoli di giornale incollati sulle pagine di enormi album, o dalle vecchie foto tenute con cura, che ritraggono i nostri antenati emigrati all’estero, scolaretti dei primi del ‘900 e l’ambiente che l’ha vista crescere, non da meno sono i tag contenuti nei suoi mitici bigliettini! Molti dei vecchi oggetti appartenuti alla nostra famiglia erano accompagnati da un bigliettino-tag di Zia Maria, con i suoi testi rigorosamente sgrammaticati! Erano adorabili e li trovavamo ovunque! “Questo ventaglio me regalato Bertin. Me portato dalla Spagna”. Per ogni oggetto una storia, un ricordo, un significato, un nome! Quante risate mia mamma ed io a leggerli insieme, quanto valore in ciascuno di essi, che forse all’epoca non eravamo in grado di cogliere col giusto rilievo! Zia Maria scriveva, scriveva, scriveva in quaderni, fogli, quello che le capitava per le mani, riflessioni, storie, preghiere, lettere d’amore e poi i suoi bigliettini! In ciascuno di essi c’era molto più di qualche nome e parole scritte senza doppie o senza h, c’era l’identità della nostra famiglia, dei nostri antenati, degli oggetti che sono passati per le loro mani o creati da loro stessi! Anche di queste memorie si è perso molto negli anni, nelle giornate di grandi pulizie o nella liberazione forzata di cascine e cantine! Come vorrei avere ancora tutti quei biglietti da leggere! Mi piange il cuore all’idea di tutto ciò che è andato perduto e custodisco gelosamente quel poco che mi è rimasto, come un vero tesoro. Prima o poi, nel blog darò vita alla sezione di oggetti antichi e ricordi del passato, in cui anche i tag di Zia Maria avranno un ruolo di spicco e non vedo l’ora di proporveli! Certe persone restano accanto a noi per sempre, attraverso le foto e i suoi scritti riesco a sentirla ancora vicina. Dovremmo impegnarci ad ascoltare di più, gli anziani sono la base della nostra storia personale, non bisogna mai dimenticare! E questo, Maria, ha cercato in tutti i modi di insegnarcelo.

Una caricatura di Zia Maria che le feci a 6 anni. Notare la sua precisione nell’appuntare la titolarità dell’opera! Un paio di foto della Zia in una villa in Lomellina, durante il suo lavoro come governante per importanti famiglie genovesi. La sua espressione serena a fianco agli animali e in mezzo alla natura mi ha sempre affascinato, sarà anche perché non posso fare altro che condividere questo stato d’animo negli stessi contesti…

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