Oggi è stata una giornata speciale! A dire la verità, sono state tutte giornate importanti e impegnative a partire da dicembre, quando abbiamo iniziato a pulire le prime due fasce meno sporche (ovvero, con solo due metri di rovi), ma è successo tutto così in fretta!
Siamo arrivati qui solamente a fine luglio, sfiancati da un lungo periodo pieno di pensieri e cose da fare, i lavori in casa da seguire, l’appartamento in città da vendere, la burocrazia, gli intoppi, le scatole da preparare per il trasloco, i mobili da smontare, per non parlare delle cose da buttare, vendere o regalare. Siamo rimasti più di un mese con una piramide di scatole in casa e abbiamo pensato innanzitutto a riprenderci da tutto quel trambusto e rilassarci. A ottobre ha iniziato a piovere ininterrottamente per più di un mese, impedendoci di iniziare la pulizia dei terreni, cominciata in punta di piedi a dicembre con la dovuta pausa per il periodo natalizio, piena di impegni in famiglia e con gli amici. E così ci siamo trovati a gennaio con ancora tutto da fare, davanti a una foresta buia e fitta la cui sola vista ti spossava e non offriva speranze. Abbiamo passato tutti i fine settimana a lavorare, dal mattino presto fino al calar del sole. Cinque giorni in ufficio e due nei terreni, armati di motoseghe e decespugliatore, senza più vedere le nostre amate Alpi, alternando momenti di sconforto a momenti di euforia.

Era diventata la nostra unica missione, per poterci preparare proprio a questo momento: marzo, l’arrivo degli alberi nuovi! Ma anche periodo di rinascita, di nidi, che adesso gli uccellini potranno prepararsi senza più essere disturbati dai nostri interventi.
Imprecazione dopo imprecazione, fatica dopo fatica, falò dopo falò, siamo riusciti a fare piazza pulita di tutto, iniziando a recuperare i vecchi ulivi che si spera rientreranno in produzione tra un po’ di anni.
Chiunque abbia visto in che condizioni erano le nostre fasce è rimasto stupito per quello che siamo riusciti a portare a termine noi due soli, anche persone abituate a spezzarsi la schiena per professione. Questo ci ha riempito di orgoglio e soddisfazione.
Sono passati solamente due mesi, con la percezione di un tempo indefinibile, non riusciamo a realizzare se sembra tanto o sembra ieri che abbiamo iniziato, ma la cosa che possiamo affermare è senz’altro che abbiamo finito! Per citare una nota pubblicità di un amaro: “sembrava impossibile, ma ce l’abbiamo fatta!”.

Ed ecco che oggi, dopo un piccolo intoppo che ha causato un breve ritardo, nel bel mezzo di una delle più grosse croci che il nostro Paese sta portando sulle spalle, come una parentesi di pace in quella che sembra quasi una guerra, è arrivato il nostro camion carico di alberi da frutta!
Gli abitanti della nostra piccola comunità hanno osservato con gli occhi pieni di gioia quella sfilata di alberini spogli, qualcuno già con qualche fiore, più tre grossi nuovi ulivi che ci siamo voluti regalare. Un tripudio di vita nuova. Proprio oggi, il Comune ha decretato il divieto di allontanarsi con gli animali domestici più di 200 metri dalla propria abitazione, i controlli sono sempre più serrati, ma qui nel mio paesino erano tutti fuori a svolgere le proprie faccende senza violare la legge, perchè è un paesino piccolo piccolo e molto lontano non si può andare. Una prigione aurea entro la quale trovarsi confinati. Sembra destino che la nostra scelta, oltre a portarci immediato benessere già dai primi giorni qui in campagna, in questo momento così fragile ci stia salvando dall’oppressione di trovarci chiusi tra quattro mura in città senza potersi muovere se non per fare la coda davanti a un supermercato per poter portare a casa qualcosa da mangiare. Nel pomeriggio ho fatto scorta alla piccola bottega dove, nonostante la tensione e la stanchezza di questi giorni pieni di richieste di consegne a domicilio, non mancano mai sorrisi e cortesia. Per un attimo mi sono quasi commossa pensando a questa situazione così anomala, al contrasto tra una giornata per noi di festa e la preoccupazione crescente ormai a livello internazionale, per quello che, se da un lato sta portando tanto dolore e disagi, ha come rovescio della medaglia una pausa che sta facendo bene alla Terra, per quanto possa essere solo una goccia nel mare… Con una battuta ho giustificato il mio carrellino pieno di libagioni su ordine di un marito pronto a un attacco nucleare e sono tornata velocemente a casa dove un instancabile Alessandro continuava a lavorare spostando grosse pietre.
Questa sera ho fatto un giro a vedere gli alberi piantati di fresco, che già ci fanno preoccupare sapendo che è prevista una gelata tra pochi giorni (quale tempismo!), ho ammirato le tonde e floride chiome dei nuovi ulivi, i fiori del pruno e del pesco, le gemme del melo e il cedro con attaccato il suo unico frutto cicciotello. Ho osservato il fico che, piantato davanti a una specie di panchina naturale che emerge dal muro a secco, ci farà ombra nelle più calde giornate estive, mentre ci godremo il paesaggio che abbiamo restituito a questa terra, fatta di terrazze coltivate a ulivi, con alle spalle boschi di macchia mediterranea.
Sì, oggi è decisamente un giorno speciale, un giorno da ricordare. Perchè è la prova tangibile che credere nei sogni si deve e si può, e rimboccandosi le maniche potremo piano piano vederli concretizzare.

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