Ho sempre ammirato le persone che curano il proprio orto, stagione dopo stagione, anno dopo anno, portando in tavola verdure sane, cresciute con pazienza, amore e talvolta qualche delusione. Perché, senza tutti i veleni che la grande produzione ci fa ingoiare, qualche fallimento nella lotta ai parassiti o piccoli animali è inevitabile. Nessuno in casa nostra ha mai fatto l’orto, al massimo mia mamma seminava qualche bietola in estate, un po’ di basilico e prezzemolo. Mi manca la figura del nonno o del padre premuroso che si destreggia tra zappe e semenze, di fatto non ho avuto accanto a me nessuno dei due. Ieri, primo maggio, ci siamo cimentati con il nostro primo orto, da profani, accogliendo i consigli dei locali di cui faremo tesoro per il futuro, sperando che il primo esperimento porti i suoi frutti… o meglio le sue verdure. Avevo un’idea diversa, che cercherò di realizzare il prossimo anno, ma essendo un po’ avanti come periodo ci siamo accontentati di mettere a dimora alcune piantine scelte dal marito che, fuori dal mio controllo, ne ha approfittato per arrivare a casa con una piantagione di peperoncini! Orto: la trovo una parola così romantica ed evocativa, di una vita a ritmi più lenti, di gesti antichi, che è necessario ritrovare per farli nostri, giorno dopo giorno, con la stessa pazienza e dedizione con cui si curano le proprie piantine e, di riflesso, con cui ci prendiamo cura anche di noi stessi.

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