La fama di Portofino non tramonta mai. Nonostante non amiamo i posti “in”, con frotte di yachts, VIPs e turisti di ogni tipo in ciabatte, bisogna riconoscere che il suo fascino resta immutato nel tempo ed è in grado di tirar fuori, nel suo insieme, un carattere selvaggio che rapisce. Non è un caso se è così famoso in tutto il mondo. Andate oltre gli inaccessibili locali della piazzetta e alle barche da millemila euro con ricconi in vetrina, ma osservate con cura la forma e i colori delle case del borgo, percorrete le stradine che portano al faro tra giardini lussureggianti e uliveti, lì potete ancora respirare un’atmosfera antica. Ieri sera, però, i privilegiati eravamo noi. In attesa di un ritorno alla normalità e del turismo di massa, ho pensato che questo periodo si rivela un’occasione unica per vedere una Portofino come non si è mai vista.

un pino abbracciato dalla ringhiera della passeggiata sul mare, un rapporto uomo-natura che ci piace!

Partiamo a piedi poco dopo Santa Margherita, percorriamo la strada lungo il mare e poi imbocchiamo a monte un percorso che porta alla piazzetta attraverso un bosco di antichi lecci, dove si può ammirare anche un bellissimo castagno, che ha potuto essere coltivato in quel posto grazie alle poche ore di luce che riceve, incredibile vederlo pochi metri sopra il mare!

Arriviamo a Portofino a un’ora perfetta, il sole è calato, la piazzetta è deserta, solo pochi locali nascosti ospitano alcuni clienti per cena. Una pace inaudita. Mentre io assaporo ogni dettaglio, lo stomaco di Ale brontola, ma lo rassicuro che non manca molto al faro.

Il percorso per arrivarci è sempre suggestivo, tra il profumo dei gelsomini e le fasce coltivate, siepi e cancelli che celano giardini ben curati che rivelano tuttavia anche una certa semplicità. Conservo il ricordo indelebile di una sera magica passata qui: avevo circa tredici anni e con gli amici raggiungemmo il faro di notte dopo il temporale, tra l’odore penetrante degli aghi di pino e il mare a chiazze dorate per via della luce della luna piena che filtrava tra le nuvole.

Purtroppo, i grandi pini sulla punta del promontorio non ci sono più. Hanno sofferto la violenta tempesta di pochi anni fa. Arriviamo a destinazione dopo un’ora di cammino, non c’è nessuno, solo il guardiagatto del faro, il piccolo lounge bar che hanno aperto da non molto è deserto e anche questa solitudine mi fa riassaporare i vecchi ricordi pieni di silenzio e tranquillità. Sono le 21, accompagnati da un cameriere invisibile ci accomodiamo a un tavolino per la nostra cena speciale con panini e albicocche, con la luce del tramonto e il rumore del mare.

Quando ripartiamo inizia a fare buio, saluto il mio faro che con il suo brillare mi da il buongiorno e la buonanotte, dall’altra parte della costa. Certe sere il suo riflesso sul mare viene persino ad accarezzare la spiaggia di Zoagli. Lasciate le piccole luci di boe e qualche imbarcazione, veniamo accolti dal lampeggiare delle lucciole. Incuriositi da una discesina buia, la percorriamo fino ad arrivare alla piccola spiaggia dell’Olivetta. Chissà com’è, nella normalità. Adesso è vuota, buia, mozzafiato. Ci prendiamo per mano sopra uno scoglio di puddinga, una lucciola esibisce il suo volo davanti a noi: una lucciola che volteggia sul mare non l’avevo proprio mai vista! Ancora una volta questa passeggiata ha lasciato il segno. Certo sarà difficile rivedere questo luogo, almeno in estate, in questa versione così pura e wild, ne è valsa davvero la pena.

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